Marzo 21, 2025
Gli errori medici più comuni in Italia: come orientarsi
Questo approfondimento ha carattere generale e informativo: non costituisce un parere sul caso concreto e non promette alcun esito. Non ogni evento sanitario negativo è un errore — solo l'analisi della documentazione può indicare eventuali profili di responsabilità.

Che cosa si intende per errore medico
Nel linguaggio comune si parla di errore medico ogni volta che un percorso di cura non porta al risultato atteso. Sul piano tecnico-giuridico, però, il concetto è più preciso: si tratta di una condotta (un'azione o un'omissione) che si discosta dalle linee guida e dalle buone pratiche clinico-assistenziali di riferimento e che provoca un danno alla persona.
Perché si possa ragionare di responsabilità sanitaria devono di norma coesistere più elementi: una condotta non conforme allo standard atteso, un danno concreto alla salute e un nesso di causa che colleghi l'una all'altro. La sola presenza di un esito sfavorevole, in assenza di questi elementi, non è sufficiente.
È importante distinguere l'errore dall'evento avverso in senso lato. Molti eventi avversi sono connaturati all'atto medico e possono verificarsi anche quando tutto è stato eseguito correttamente. La valutazione, per questo, richiede sempre un esame tecnico caso per caso e non può basarsi solo sull'impressione soggettiva del paziente.
Le categorie di errore più frequenti
Gli errori sanitari vengono di solito raggruppati in alcune grandi famiglie, utili per orientarsi ma da non intendere come compartimenti rigidi. Una prima categoria riguarda l'errore diagnostico: una diagnosi mancata, ritardata o non corretta, che può portare a un trattamento inappropriato o a una perdita di tempo prezioso.
Una seconda area riguarda l'errore terapeutico e farmacologico, che comprende la scelta di una terapia non adeguata, dosaggi non corretti o la mancata considerazione di interazioni e allergie note. A questa si affianca l'errore in ambito chirurgico, che può interessare l'indicazione all'intervento, l'esecuzione tecnica o la gestione del decorso post-operatorio.
Altre famiglie ricorrenti sono l'errore organizzativo e comunicativo, legato per esempio a carenze nella trasmissione delle informazioni tra reparti o operatori, e i temi collegati al consenso informato, quando l'informazione fornita al paziente risulta incompleta rispetto ai rischi e alle alternative disponibili. Anche l'ambito ostetrico-ginecologico e quello odontoiatrico presentano criticità specifiche, sempre da valutare nel singolo contesto clinico.
Quando un esito negativo può indicare un problema
Riconoscere in autonomia un errore non è possibile, ma esistono situazioni che possono suggerire l'opportunità di un approfondimento. In generale, quanto più un esito si discosta da quello ragionevolmente atteso, tanto più può avere senso chiedere chiarimenti e conservare la documentazione.
Un primo elemento è la coerenza delle informazioni ricevute: se le spiegazioni sull'accaduto risultano contraddittorie o poco chiare, chiedere un colloquio con i sanitari o con la direzione sanitaria è un passo legittimo e utile. Anche la comparsa di conseguenze non menzionate prima del trattamento merita attenzione.
È bene ricordare che questi segnali non equivalgono a una prova di errore. Servono a orientare la decisione se rivolgersi a professionisti qualificati per una valutazione, non a formulare conclusioni. La verifica del nesso tra condotta e danno spetta sempre a una analisi medico-legale documentata.
Cosa fare e quali passi seguire
Di fronte al dubbio di un possibile errore, il primo passo pratico è raccogliere e mettere in ordine tutta la documentazione clinica. La cartella clinica completa, i referti di esami e le lettere di dimissione costituiscono la base indispensabile per qualunque valutazione successiva.
È possibile richiedere copia della propria documentazione sanitaria alla struttura che ha erogato le cure: si tratta di un diritto del paziente. Conservare anche prescrizioni, verbali di pronto soccorso e comunicazioni ricevute aiuta a ricostruire con precisione la sequenza degli eventi.
Un passaggio successivo, spesso opportuno, è sottoporre il materiale a un professionista competente in ambito medico-legale, che potrà valutare in modo tecnico l'esistenza dei presupposti. Evitare di agire d'impulso e affidarsi a una analisi documentata è, di norma, l'approccio più tutelante sia per il paziente sia per un confronto corretto con i professionisti coinvolti.
La cornice normativa: la Legge Gelli-Bianco
Il riferimento principale in materia di responsabilità sanitaria è la Legge 24 del 2017, nota come Legge Gelli-Bianco. Essa ha ridisegnato l'assetto della responsabilità in ambito medico, valorizzando il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali come parametro di riferimento per valutare la condotta dei professionisti.
La normativa promuove inoltre la sicurezza delle cure come parte integrante del diritto alla salute e introduce strumenti volti a favorire la prevenzione del rischio e una gestione più trasparente degli eventi avversi. Distingue anche i profili di responsabilità della struttura sanitaria da quelli del singolo professionista.
Si tratta di una cornice tecnica complessa, la cui applicazione dipende dalle circostanze concrete di ogni singolo caso. Per questa ragione la valutazione della posizione specifica va sempre affidata a professionisti qualificati, che possano leggere i fatti alla luce della documentazione disponibile.

Possibili campanelli d’allarme
Sono elementi che potrebbero meritare un approfondimento, non conferme di un errore.
- Le spiegazioni ricevute sull'accaduto possono risultare contraddittorie o poco chiare
- Possono comparire conseguenze o disturbi non menzionati prima del trattamento
- Un peggioramento potrebbe non trovare una spiegazione clinica comprensibile
- Potrebbe emergere una diagnosi diversa e più grave dopo un percorso ritenuto risolto
- La documentazione clinica potrebbe risultare incompleta o difficile da ottenere
- Il decorso potrebbe discostarsi in modo marcato da quanto ragionevolmente prospettato
Cosa è spesso normale
Molti esiti sfavorevoli rientrano nei rischi noti della medicina e non dipendono da un errore.
- Una complicanza espressamente prevista e descritta nel modulo di consenso informato
- Un rischio raro ma noto in letteratura, che può verificarsi anche con condotta corretta
- Un esito legato ai limiti intrinseci della medicina e alla gravità della patologia di base
- Un decorso più lungo o difficile dovuto a condizioni individuali del paziente
- La mancata guarigione quando nessun trattamento poteva garantirla con certezza
- Effetti collaterali attesi di una terapia, se comunicati e clinicamente giustificati
Documenti utili per una valutazione
- Cartella clinica completa della struttura che ha erogato le cure
- Referti di esami diagnostici, di laboratorio e strumentali
- Lettere di dimissione e relazioni cliniche
- Modulo di consenso informato sottoscritto
- Prescrizioni e piani terapeutici
- Verbali di pronto soccorso e di eventuali accessi successivi
- Comunicazioni ricevute dai sanitari o dalla struttura
Domande frequenti
Ogni esito negativo di una cura è un errore medico?
No. Molti esiti sfavorevoli derivano da complicanze prevedibili o da rischi noti insiti nell'atto medico. Si può ragionare di errore solo quando una condotta non conforme agli standard provoca un danno collegato da un nesso di causa, elementi che vanno accertati tecnicamente.
Come posso ottenere la mia cartella clinica?
È un diritto del paziente. Si può presentare richiesta alla struttura sanitaria che ha erogato le cure, di norma tramite l'ufficio competente, ottenendone copia. I tempi e le modalità di rilascio possono variare da struttura a struttura. Conservare l'intera documentazione è il primo passo per qualsiasi valutazione.
Qual è la differenza tra errore e complicanza?
La complicanza è un evento avverso che può verificarsi anche eseguendo tutto correttamente, spesso previsto nel consenso informato. L'errore presuppone invece uno scostamento dalle buone pratiche. La distinzione richiede sempre una valutazione medico-legale documentata.
Che cos'è la Legge Gelli-Bianco?
È la Legge 24 del 2017, che disciplina la responsabilità sanitaria in Italia. Valorizza il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali e promuove la sicurezza delle cure, distinguendo i profili di responsabilità della struttura da quelli del professionista.
A chi posso rivolgermi per capire se c'è stato un errore?
La valutazione va affidata a professionisti qualificati in ambito medico-legale, che possano esaminare la documentazione clinica e verificare la presenza dei presupposti tecnici. Un'analisi documentata è più affidabile di un'impressione soggettiva.
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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e generali e non costituisce parere medico o legale, né sostituisce la valutazione di un professionista qualificato sul singolo caso.
A cura della redazione di Errore Medico — revisione a cura di professionisti medico-legali abilitati.
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