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Marzo 21, 2025

Infezioni nosocomiali (correlate all’assistenza): guida per orientarsi

Le infezioni nosocomiali, oggi definite più correttamente infezioni correlate all'assistenza (ICA), sono infezioni che il paziente contrae durante un ricovero o un percorso di cura. Non ogni infezione è sinonimo di errore: molte rientrano…

Questo approfondimento ha carattere generale e informativo: non costituisce un parere sul caso concreto e non promette alcun esito. Non ogni evento sanitario negativo è un errore — solo l'analisi della documentazione può indicare eventuali profili di responsabilità.

Infezioni nosocomiali (correlate all'assistenza): guida per orientarsi

Che cosa sono le infezioni correlate all'assistenza e come possono verificarsi

Le infezioni correlate all'assistenza (ICA), tradizionalmente chiamate infezioni nosocomiali o ospedaliere, sono infezioni che una persona sviluppa mentre riceve cure sanitarie e che non erano presenti né in incubazione al momento dell'ingresso in ospedale o dell'inizio del percorso assistenziale. Possono manifestarsi durante il ricovero oppure, in alcuni casi, dopo la dimissione.

Tra le forme più frequenti si annoverano le infezioni del sito chirurgico, quelle delle vie urinarie associate al catetere, le polmoniti correlate alla ventilazione e le infezioni del flusso sanguigno legate ai dispositivi vascolari. Il contagio può avvenire attraverso microrganismi presenti nell'ambiente di cura, sulla cute del paziente, sugli strumenti o trasmessi dal contatto con le mani degli operatori.

È importante ricordare che l'ambiente sanitario ospita persone fragili, procedure invasive e microrganismi talvolta resistenti agli antibiotici. Per questo una quota di infezioni può presentarsi anche quando le procedure vengono eseguite correttamente.

Quando un'infezione può indicare un problema

Un'infezione contratta in ambito sanitario non implica automaticamente un errore. Tuttavia, in alcune situazioni può porsi la domanda se siano state rispettate le regole di prevenzione e le buone pratiche cliniche.

Elementi che possono meritare un approfondimento riguardano, ad esempio, il rispetto dei protocolli di igiene e sterilizzazione, l'adeguata profilassi antibiotica quando indicata, la tempestività nel riconoscere i segni di infezione e nell'avviare il trattamento, nonché la corretta gestione di cateteri e dispositivi.

La valutazione di questi aspetti è complessa e non può basarsi su impressioni personali. Richiede l'analisi della documentazione clinica e un giudizio tecnico da parte di specialisti in medicina legale e infettivologia, che possano stabilire se l'assistenza sia stata conforme agli standard e se un eventuale scostamento abbia inciso sull'esito.

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Cosa distingue una complicanza da una possibile responsabilità

Nel linguaggio medico-legale è centrale la distinzione tra complicanza e condotta non conforme. Una complicanza è un evento sfavorevole che può verificarsi anche a fronte di cure eseguite correttamente, spesso legato alle condizioni del paziente o alla natura stessa della procedura.

Un possibile profilo di responsabilità, invece, può emergere quando l'infezione appare collegata a un comportamento che si discosta dalle regole di buona pratica: mancata adozione di misure preventive dovute, ritardi diagnostici o terapeutici evitabili, gestione inadeguata del rischio infettivo.

Stabilire da che parte si collochi un singolo caso non è immediato. Occorre valutare il cosiddetto nesso di causalità, cioè se e in che misura una determinata condotta abbia contribuito al danno, tenendo conto delle condizioni cliniche di partenza e dei limiti oggettivi della medicina.

Cosa fare e quali documenti raccogliere

Se si teme che un'infezione contratta durante le cure possa essere connessa a una carenza assistenziale, il primo passo utile è raccogliere in modo ordinato tutta la documentazione sanitaria disponibile. La completezza dei documenti è spesso decisiva per una valutazione seria.

È opportuno richiedere alla struttura la cartella clinica completa: il paziente, o gli aventi diritto, può presentare domanda di rilascio, che la struttura evade secondo le proprie procedure e i tempi previsti dai regolamenti applicabili. Conviene inoltre conservare referti di laboratorio e microbiologici, verbali operatori, lettere di dimissione e la documentazione relativa alle cure successive.

Un confronto con un medico legale consente di capire se vi siano elementi meritevoli di approfondimento, evitando aspettative non realistiche. È bene diffidare di valutazioni frettolose: solo un esame tecnico della documentazione può indicare se abbia senso proseguire e con quali modalità.

La cornice normativa: la Legge Gelli-Bianco

In Italia la materia della responsabilità sanitaria è disciplinata in modo organico dalla Legge n. 24 del 2017, nota come Legge Gelli-Bianco. Questa normativa ha posto particolare attenzione alla sicurezza delle cure, considerata parte integrante del diritto alla salute, e alla prevenzione del rischio clinico all'interno delle strutture.

La legge valorizza il ruolo delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali come riferimento per valutare la condotta dei professionisti. Introduce inoltre un sistema che distingue le posizioni della struttura e del singolo esercente, con regole specifiche in tema di responsabilità e di tentativo di conciliazione preventiva.

Proprio le infezioni correlate all'assistenza rappresentano un ambito in cui la prevenzione del rischio assume rilievo centrale. La valutazione di un singolo caso, tuttavia, resta sempre affidata all'analisi tecnica dei fatti e della documentazione, senza automatismi.

Consulenza e analisi della documentazione

Possibili campanelli d’allarme

Sono elementi che potrebbero meritare un approfondimento, non conferme di un errore.

Cosa è spesso normale

Molti esiti sfavorevoli rientrano nei rischi noti della medicina e non dipendono da un errore.

Documenti utili per una valutazione

Domande frequenti

Ogni infezione presa in ospedale è colpa dei medici o della struttura?

No. Molte infezioni correlate all'assistenza rientrano nei rischi noti e talvolta inevitabili delle cure. Solo un'analisi tecnica della documentazione può stabilire se vi siano stati scostamenti dalle buone pratiche e se questi abbiano inciso sull'esito.

Che differenza c'è tra infezione nosocomiale e infezione correlata all'assistenza?

Si tratta in sostanza dello stesso fenomeno. La dizione infezione correlata all'assistenza (ICA) è oggi preferita perché comprende non solo l'ospedale ma tutti i contesti di cura, incluse strutture territoriali e assistenza domiciliare.

Entro quando posso valutare la mia situazione?

Esistono termini di legge per far valere eventuali diritti, che variano a seconda dei casi e delle circostanze. Per questo è consigliabile non attendere e chiedere per tempo una valutazione tecnica, così da capire come procedere senza rischiare di perdere opportunità.

Come faccio a ottenere la cartella clinica?

La cartella clinica può essere richiesta alla struttura sanitaria dall'interessato o dagli aventi diritto, presentando apposita domanda. Ottenere la documentazione è un passaggio essenziale per qualunque valutazione; i tempi e le modalità di rilascio seguono le procedure della struttura.

A chi devo rivolgermi per capire se c'è stato un problema?

È utile un confronto con un medico legale, eventualmente affiancato da uno specialista in infettivologia, in grado di esaminare la documentazione e valutare la conformità delle cure agli standard, senza formulare promesse di risultato.

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Questo contenuto ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza medica o legale né sostituisce la valutazione di un professionista sul singolo caso.

A cura della redazione di Errore Medico — revisione a cura di professionisti medico-legali abilitati.

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