Marzo 21, 2025
Errore nella somministrazione di ossigeno in pronto soccorso ed emergenza-urgenza
Questo approfondimento ha carattere generale e informativo: non costituisce un parere sul caso concreto e non promette alcun esito. Non ogni evento sanitario negativo è un errore — solo l'analisi della documentazione può indicare eventuali profili di responsabilità.

Che cos'è l'ossigenoterapia e come viene somministrata
L'ossigeno è un farmaco a tutti gli effetti: viene prescritto, dosato e monitorato. In pronto soccorso e nei mezzi di soccorso serve a correggere l'ipossiemia, cioè una quantità insufficiente di ossigeno nel sangue, in condizioni come insufficienza respiratoria, scompenso cardiaco, traumi, shock o gravi infezioni.
La somministrazione può avvenire con occhialini nasali, maschere di vario tipo, sistemi ad alti flussi o, nei casi più gravi, con supporto ventilatorio. La quantità viene regolata in base al quadro clinico e, quando possibile, guidata dal monitoraggio della saturazione (il valore misurato dal saturimetro) e, in situazioni selezionate, dall'emogasanalisi arteriosa.
Proprio perché l'ossigeno agisce come un farmaco, sia la carenza sia l'eccesso possono avere conseguenze. In alcune persone con particolari malattie respiratorie croniche, ad esempio, un ossigeno somministrato senza adeguata attenzione ai valori-obiettivo può favorire complicazioni. Per questo la buona pratica prevede obiettivi di saturazione personalizzati e una rivalutazione nel tempo.
Come può avvenire un errore
Nel contesto dell'emergenza-urgenza un errore nell'ossigenoterapia può assumere forme diverse. Può trattarsi di un ossigeno insufficiente rispetto al bisogno del paziente, oppure di un ossigeno eccessivo e non calibrato sugli obiettivi clinici. In altri casi il problema riguarda il mancato o insufficiente monitoraggio, per cui un peggioramento non viene riconosciuto in tempo.
Altre criticità possono legarsi all'attrezzatura: una fonte di ossigeno esaurita o non collegata correttamente, un flussometro impostato in modo errato, un'interfaccia (maschera o occhialini) mal posizionata, o un allarme del monitor non gestito. Anche la comunicazione tra operatori e i passaggi di consegna, in un ambiente ad alta intensità come il pronto soccorso, sono momenti in cui possono verificarsi disallineamenti.
È importante ricordare che l'emergenza è per definizione un contesto complesso: più pazienti contemporaneamente, informazioni incomplete, tempi rapidi. La presenza di una difficoltà organizzativa non significa automaticamente che vi sia stato un errore attribuibile a una singola persona.
Quando può indicare un problema
Non esiste un modo per stabilire, dall'esterno e senza documentazione clinica, se in un singolo caso vi sia stato un errore. Alcuni elementi, però, possono suggerire l'opportunità di un approfondimento.
Può essere utile approfondire, ad esempio, quando i valori di saturazione risultavano stabilmente e marcatamente alterati senza che vi fosse una risposta adeguata, quando l'attrezzatura risulta aver avuto un malfunzionamento non gestito, oppure quando la documentazione appare lacunosa rispetto al monitoraggio e alle terapie erogate.
La valutazione di questi aspetti spetta però a professionisti indipendenti: un medico legale e, dove necessario, uno specialista della disciplina coinvolta, che possano analizzare la cartella clinica e ricostruire la sequenza degli eventi. Solo un esame tecnico e caso per caso può distinguere tra una complicanza prevedibile, un limite oggettivo delle cure disponibili e un'eventuale condotta non conforme agli standard.
Cosa fare e quali documenti servono
Se si ritiene che qualcosa non abbia funzionato, il primo passo è raccogliere la documentazione sanitaria in modo ordinato. L'avente diritto può richiedere copia della cartella clinica e dei referti seguendo le procedure della struttura; è consigliabile presentare una richiesta formale e conservare ogni documento consegnato.
È utile annotare per iscritto e in ordine cronologico ciò che si ricorda: orari, sintomi, che cosa è stato riferito agli operatori e cosa è stato osservato. Questi appunti non hanno valore clinico, ma aiutano il professionista che eventualmente valuterà il caso a orientarsi.
Il passaggio successivo è una valutazione medico-legale indipendente, che stabilisca se vi siano i presupposti per parlare di responsabilità e se esista un nesso tra la condotta e il danno. È un percorso tecnico e non offre alcuna garanzia di esito: serve proprio a capire, con serenità e senza aspettative predeterminate, se ci siano elementi concreti da esaminare.
La cornice normativa
In Italia la responsabilità sanitaria è disciplinata in particolare dalla Legge n. 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco. Questa normativa ha rafforzato il ruolo delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali come riferimento per valutare l'operato dei professionisti, e ha definito il quadro entro cui si inseriscono la sicurezza delle cure e la gestione del rischio clinico.
La sicurezza delle cure è considerata parte del diritto alla salute e coinvolge sia i singoli operatori sia l'organizzazione della struttura. Questo significa che, in un'eventuale valutazione, si considerano non solo le scelte cliniche ma anche gli aspetti organizzativi, come la disponibilità e la manutenzione delle attrezzature.
Proprio perché la materia è tecnica e in continua evoluzione, ogni situazione va esaminata con l'assistenza di professionisti qualificati. Le informazioni generali contenute in questa pagina servono a orientarsi, non a sostituire una consulenza personalizzata.

Possibili campanelli d’allarme
Sono elementi che potrebbero meritare un approfondimento, non conferme di un errore.
- Valori di saturazione stabilmente e marcatamente alterati che potrebbero non aver ricevuto una risposta adeguata
- Un peggioramento respiratorio che potrebbe non essere stato riconosciuto o monitorato tempestivamente
- Un possibile malfunzionamento dell'attrezzatura (fonte di ossigeno, flussometro, maschera) che potrebbe non essere stato gestito
- Una documentazione clinica che potrebbe risultare lacunosa rispetto al monitoraggio e alle terapie erogate
- In persone con particolari malattie respiratorie croniche, un ossigeno che potrebbe non essere stato calibrato su obiettivi personalizzati
- Passaggi di consegna o comunicazioni tra operatori che potrebbero aver generato disallineamenti
Cosa è spesso normale
Molti esiti sfavorevoli rientrano nei rischi noti della medicina e non dipendono da un errore.
- Una complicanza prevista e indicata nel consenso informato, verificatasi nonostante una condotta corretta
- Un rischio raro ma noto e accettato, associato alla condizione clinica o al trattamento in emergenza
- Un esito negativo dovuto alla gravità del quadro di partenza, indipendentemente dalle cure prestate
- Le difficoltà oggettive tipiche di un contesto di emergenza-urgenza, con informazioni incomplete e tempi ristretti
- I limiti intrinseci della medicina, che non può garantire la guarigione o un esito favorevole in ogni caso
- Scelte terapeutiche conformi alle linee guida e alle buone pratiche, anche se l'esito non è stato quello sperato
Documenti utili per una valutazione
- Copia completa della cartella clinica del pronto soccorso o del ricovero
- Referti degli esami eseguiti, inclusa l'eventuale emogasanalisi
- Documentazione del monitoraggio (valori di saturazione, parametri vitali) se disponibile
- Verbale di soccorso o scheda del mezzo di emergenza, se il paziente è stato trasportato
- Lettera di dimissione o eventuale relazione clinica
- Appunti personali con la ricostruzione cronologica di sintomi, orari ed eventi
Domande frequenti
L'ossigeno è considerato un farmaco?
Sì. L'ossigeno viene prescritto, dosato e monitorato come un farmaco. Sia una quantità insufficiente sia una eccessiva possono avere conseguenze, motivo per cui la buona pratica prevede obiettivi di saturazione e una rivalutazione nel tempo.
Una saturazione bassa in pronto soccorso significa che c'è stato un errore?
Non necessariamente. Molti pazienti arrivano con valori alterati proprio a causa della loro condizione. Solo l'analisi della documentazione clinica da parte di professionisti indipendenti può distinguere tra una situazione attesa e un'eventuale condotta non conforme.
Come faccio a capire se vale la pena approfondire?
Il modo più affidabile è raccogliere la documentazione sanitaria e sottoporla a una valutazione medico-legale indipendente. Solo un esame tecnico caso per caso può stabilire se esistono elementi concreti e un possibile nesso tra la condotta e il danno.
Quali documenti devo procurarmi per primi?
La cartella clinica completa, i referti degli esami, l'eventuale verbale di soccorso e la lettera di dimissione. È utile anche una ricostruzione scritta e cronologica di ciò che si ricorda degli eventi.
Cosa dice la Legge Gelli-Bianco a riguardo?
La Legge 24/2017 valorizza le linee guida e le buone pratiche come riferimento per valutare l'operato dei professionisti e considera la sicurezza delle cure parte del diritto alla salute, coinvolgendo anche gli aspetti organizzativi della struttura.
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Le informazioni contenute in questa pagina hanno carattere generale e divulgativo e non sostituiscono una consulenza medico-legale personalizzata su ogni singolo caso.
A cura della redazione di Errore Medico — revisione a cura di professionisti medico-legali abilitati.
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