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Marzo 21, 2025

Errori nella terapia psicologica e psichiatrica: come orientarsi

Non ogni esito negativo di una cura psicologica o psichiatrica è un errore: molti disturbi mentali hanno un decorso incerto e le terapie comportano rischi noti. Si può parlare di possibile errore quando la…

Questo approfondimento ha carattere generale e informativo: non costituisce un parere sul caso concreto e non promette alcun esito. Non ogni evento sanitario negativo è un errore — solo l'analisi della documentazione può indicare eventuali profili di responsabilità.

Errori nella terapia psicologica e psichiatrica: come orientarsi

Di cosa parliamo: la specificità dell'ambito psichiatrico

La cura dei disturbi mentali si muove in un terreno particolare. La diagnosi si basa in larga parte sulla valutazione clinica del quadro riferito e osservato, non su un esame di laboratorio che dia una risposta netta. La risposta ai trattamenti, farmacologici o psicoterapeutici, varia molto da persona a persona e nel tempo. Questo margine di incertezza è parte della disciplina, non un difetto.

Proprio per questo il concetto di errore va maneggiato con prudenza. Un peggioramento, una ricaduta o una risposta parziale al trattamento non indicano di per sé un errore: possono rientrare nel decorso atteso della patologia. L'attenzione si sposta invece sul modo in cui il percorso di cura è stato condotto, informato e monitorato.

Come può avvenire un errore

Nella pratica clinica un problema può emergere lungo diversi passaggi del percorso. Sul piano diagnostico, quando una valutazione appare condotta senza raccogliere elementi essenziali della storia clinica o senza gli approfondimenti che la situazione avrebbe suggerito. Sul piano del trattamento, quando la scelta o la gestione di una terapia farmacologica sembra allontanarsi dalle indicazioni riconosciute: alcune terapie, per esempio, possono richiedere un monitoraggio specifico degli effetti, dei dosaggi e delle possibili interazioni, e la mancanza di questa sorveglianza quando sarebbe indicata può essere un elemento di attenzione.

Altri ambiti riguardano la continuità e la sicurezza della cura: la gestione di una situazione di rischio (per esempio il rischio suicidario) che potrebbe richiedere una particolare attenzione e presa in carico; la comunicazione delle informazioni necessarie a comprendere benefici, rischi e alternative del trattamento; il rispetto della riservatezza e dei limiti della relazione terapeutica.

In tutti questi casi non conta solo l'esito, ma se la condotta del professionista sia stata coerente con le buone pratiche e le linee guida di riferimento al momento delle scelte.

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Quando può indicare un problema

Alcune situazioni possono meritare un approfondimento. Per esempio quando manca ogni traccia di un consenso informato realmente discusso, o quando gli effetti indesiderati di un farmaco non risultano essere stati sorvegliati nonostante fossero prevedibili. O ancora quando una richiesta di aiuto in una fase critica non sembra aver ricevuto una risposta proporzionata.

È importante ricordare che questi elementi, presi singolarmente, non dimostrano nulla. Servono a farsi domande, non a trarre conclusioni. La valutazione se vi sia stato o meno un errore, e se da esso sia derivato un danno, richiede un giudizio tecnico che tiene conto dell'intero quadro clinico e delle condizioni concrete in cui la cura è stata prestata.

Cosa fare e quali documenti servono

Il primo passo utile è raccogliere e conservare in modo ordinato la documentazione del percorso di cura, senza modificarla. Chi ha ricevuto una prestazione sanitaria, o chi ne ha diritto, può richiedere copia della propria cartella clinica e della documentazione che lo riguarda alla struttura o al professionista.

È utile mettere per iscritto una cronologia essenziale dei fatti: quando è iniziato il percorso, quali terapie sono state proposte, quali informazioni sono state fornite, cosa è accaduto e in quali tempi. Questa ricostruzione, unita ai documenti, permette a un professionista qualificato di valutare in modo sereno la situazione.

Una valutazione medico-legale indipendente serve proprio a stabilire, sul piano tecnico, se la condotta sia stata conforme alle buone pratiche e se vi sia un nesso tra un eventuale scostamento e il danno lamentato. È un passaggio di conoscenza, non una promessa di esito.

La cornice normativa

In Italia la responsabilità sanitaria è regolata in modo organico dalla Legge Gelli-Bianco (Legge 24/2017), che riguarda anche le prestazioni in ambito psichiatrico e psicologico rese in strutture sanitarie o da professionisti. La norma valorizza il rispetto delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle linee guida come riferimento per valutare la condotta.

La stessa legge disciplina profili come gli obblighi assicurativi delle strutture e dei professionisti e prevede, in molti casi, passaggi preliminari prima di un eventuale contenzioso. La materia è tecnica e i termini e le condizioni variano a seconda delle circostanze: per questo un orientamento personalizzato da parte di professionisti qualificati resta indispensabile.

Consulenza e analisi della documentazione

Possibili campanelli d’allarme

Sono elementi che potrebbero meritare un approfondimento, non conferme di un errore.

Cosa è spesso normale

Molti esiti sfavorevoli rientrano nei rischi noti della medicina e non dipendono da un errore.

Documenti utili per una valutazione

Domande frequenti

Un peggioramento durante la terapia significa che c'è stato un errore?

Non necessariamente. I disturbi mentali possono avere un decorso incerto e le ricadute rientrano tra gli esiti possibili. Si valuta un eventuale errore guardando alla condotta clinica, non solo all'esito.

Se un farmaco mi ha dato effetti collaterali, posso parlare di errore?

Un effetto indesiderato raro ma noto e indicato nel consenso informato di norma non è un errore. La situazione può meritare un approfondimento se gli effetti prevedibili non sono stati sorvegliati adeguatamente.

Come ottengo la mia cartella clinica?

Chi ha ricevuto una prestazione sanitaria, o chi ne ha diritto, può richiederne copia alla struttura o al professionista. È utile conservare la documentazione senza modificarla.

A chi posso rivolgermi per capire se c'è stato un errore?

A professionisti qualificati in ambito medico-legale e legale, che possono valutare la documentazione e stabilire, sul piano tecnico, se la condotta sia stata conforme alle buone pratiche.

La Legge Gelli-Bianco riguarda anche la psichiatria?

Sì. La Legge 24/2017 disciplina in generale la responsabilità sanitaria, comprese le prestazioni psichiatriche e psicologiche rese in ambito sanitario, valorizzando buone pratiche e linee guida come riferimento.

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Questa pagina ha finalità puramente informative e non costituisce parere medico o legale né sostituisce la valutazione di un professionista qualificato sul caso concreto.

A cura della redazione di Errore Medico — revisione a cura di professionisti medico-legali abilitati.

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